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Teoria e fisica delle onde d’urto focali

Onde d’urto focali: una panoramica approfondita

Le onde d’urto focali rappresentano una tecnologia all’avanguardia nel campo della medicina riabilitativa e rigenerativa, con applicazioni che spaziano dall’ortopedia all’estetica. La terapia con onde d’urto extracorporee si distingue dalle altre modalità terapeutiche acustiche per la sua capacità di veicolare energia ad alta intensità nei tessuti, innescando processi biologici complessi volti alla rigenerazione e riparazione tissutale1.

A differenza delle onde acustiche continue utilizzate negli ultrasuoni diagnostici, le onde d’urto focali sono impulsi di brevissima durata ma con intensità di pressione eccezionalmente elevata. La rapidità con cui viene trasmessa l’energia, dovuta a un’improvvisa variazione di pressione, genera una forza meccanica significativa: in meno di 1 nanosecondo è in grado di raggiungere una pressione superiore a 500 bar2.

Questo articolo presenta una panoramica aggiornata della teoria e fisica delle onde d’urto focali utile a fornire una comprensione esaustiva e integrando le più recenti scoperte scientifiche sui meccanismi di azione.

Definizione fisica e caratteristiche chiave

Un’onda d’urto focale è definita fisicamente come un’onda acustica a impulso singolo “Single Spike” caratterizzata da parametri specifici stabiliti dalla International Society for Medical Shockwave Treatment (ISMST)2.


A differenza delle onde acustiche continue, come quelle utilizzate negli ecografi, le onde d’urto focali sono impulsi singoli (“Single Spike”) e di brevissima durata, ma con un’intensità di pressione eccezionalmente elevata.

Caratteristiche Temporali:

  • Rapido innalzamento della pressione: la pressione raggiunge il suo picco in meno di 1 nanosecondo (ns), testimoniando l’estrema velocità di propagazione dell’energia.
  • Breve durata dell’impulso: l’impulso ha una durata estremamente contenuta, inferiore a 10 microsecondi (µs).
  • Tempo di salita: caratteristico delle onde d’urto vere, distinguendole dalle onde di pressione radiali3.

Caratteristiche di Pressione:

  • Elevata pressione di picco positiva (p+): capacità di raggiungere pressioni superiori a 500 bar (per confronto, la pressione di uno pneumatico è circa 2 bar).
  • Pressione negativa significativa (p-): la fase tensile dell’onda.
  • Gradiente di pressione: responsabile degli effetti meccanici sui tessuti.

Caratteristiche Spettrali:

  • Ampio spettro di frequenza: le frequenze coperte vanno da 16 Hz a 20 MHz, indicando la complessità e ricchezza armonica di queste onde4.
  • Contenuto armonico: influenza la penetrazione e l’interazione con i tessuti.

Differenza tra ai generatori di onde d’urto focali

La generazione di onde d’urto focali ad alta intensità può essere ottenuta attraverso diverse tecnologie, ognuna con le proprie peculiarità. Qui trovi l’articolo completo di confronto tra i generatori di onde d’urto focali.

Meccanismo di azione

L’efficacia terapeutica delle onde d’urto focali deriva da meccanismi di azione complessi che la ricerca scientifica ha progressivamente chiarito solo nell’ultimo decennio. Secondo le più recenti evidenze scientifiche5, l’azione delle onde d’urto deriva dall’effetto di meccanostrasduzione che innesca un processo fisico-chimico-biologico a cascata.

Tutto ha inizio quando l’onda d’urto entra in contatto con i tessuti biologici. In questa fase iniziale, che dura solo pochi nanosecondi, l’energia si comporta in modi diversi a seconda della struttura attraversata: può essere assorbita, riflessa, rifratta o trasmessa in profondità.

I tessuti più densi, come l’osso, assorbono una maggiore quantità di energia, mentre alle interfacce tra tessuti con diversa impedenza acustica si generano riflessioni che amplificano localmente l’effetto. Il fenomeno della rifrazione permette all’onda di cambiare direzione, estendendo l’area d’influenza oltre il punto di applicazione diretto. Contemporaneamente, la trasmissione profonda dell’onda permette di raggiungere anche strutture distanti.

Durante questa fase si verifica anche la cavitazione, un effetto secondario e che sembrerebbe amplificare gli effetti fisici dell’onda d’urto. Usiamo il condizionale in quanto questo fenomeno non è ancora del tutto chiaro e su cui l’ISMST si è espressa suggerendo di limitarne il più possibile l’utilizzo dato che la ricerca non ha ancora stabilito né i benefici né i rischi annessi. La cavitazione consiste nella formazione di microbolle che aumentano la permeabilità delle membrane cellulari e generano ionizzazione locale.

La distribuzione spaziale dell’energia stabilisce quali cellule riceveranno uno stimolo sufficiente a innescare i successivi processi di rigenerazione. Questa può essere considerata la fase iniziale (fase fisica) del processo a cascata.

Fase 1 (fisico-chimica) – Meccanotrasduzione

Lo stimolo meccanico si traduce in risposte cellulari attraverso un processo chiamato meccanotrasduzione. Attraverso la meccanotrasduzione le cellule convertono stimoli meccanici in risposte biochimiche. Il corpo umano è intrinsecamente capace di rispondere a questi stimoli meccanici, trasformandoli in attività cellulare. La terapia con onde d’urto sfrutta questa capacità fisiologica del corpo per stimolare i processi di guarigione e rigenerazione dei tessuti. Durante questa fase del processo si innescano diversi effetti in parallelo.

Attivazione degli integrini

Le onde d’urto attivano i recettori di superficie cellulare noti come integrini, che fungono da sensori dello stress meccanico. Questa attivazione innesca le principali vie di segnalazione intracellulari, come le vie AKT/ERK, modifica l’architettura del citoscheletro e regola l’espressione genica.1

Formazione di microvescicole

Il trattamento causa l’inversione della membrana in piccole microvescicole controllate dalla caveolina1 che innescano importanti cascate di segnalazione intracellulare1.

Rilascio di esosomi

L’impulso meccanico causa il distacco dalla superficie cellulare di vescicole molto piccole dette esosomi e contenenti RNA angiogenico (specialmente miRNA 19a-3p). Questi esosomi sono cruciali per gli effetti rigenerativi e rappresentano un sistema di comunicazione cellulare a lunga distanza.1

Rilascio di ATP

Si innesca il rilascio di adenosina trifosfato per l’attivazione delle vie di segnalazione cellulare. L’ATP rilasciato nello spazio extracellulare si lega ai recettori purinergici, amplificando il segnale iniziale1.

La meccanotrasduzione produce effetti immediati e misurabili. Le membrane cellulari diventano temporaneamente più permeabili, facilitando lo scambio di nutrienti e prodotti di scarto. I canali ionici (in particolare quelli sensibili al calcio) si aprono, modificando l’equilibrio elettrico della cellula e preparandola per l’attivazione. Infine, inizia la preparazione metabolica dell’ambiente cellulare, ottimale per i processi rigenerativi successivi6.

ComponenteMeccanismoEffetto immediatoLungo termine
IntegriniAttivazione da forze meccanicheCascate AKT/ERKProliferazione e sopravvivenza
CaveoleInversione di membranaCompartimentalizzazioneSegnalazione specializzata
EsosomiRilascio da superficie cellulareComunicazione intercellulareEffetti sistemici
ATPRilascio extracellulareAttivazione purinergicaProliferazione e migrazione
Canali ioniciApertura meccanosensibileModificazione potenzialeAttivazione cellulare

Fase 2 (biochimica) – Infiammazione controllata e Riprogrammazione cellulare

Quando le onde d’urto causano stress meccanico alle cellule, queste rilasciano RNA intracellulare che viene riconosciuto dal sistema immunitario come segnale di “pericolo”. Questo attiva i recettori TLR3 (Toll-Like Receptor 3)7 che normalmente rispondono a infezioni virali. È un meccanismo evolutivamente antico: lo stesso sistema che il nostro corpo utilizza per riconoscere le infezioni virali viene “ingannato” dallo stress meccanico. Il risultato è una risposta infiammatoria controllata e localizzata, utile a stimolare la rigenerazione8.

L’attivazione di TLR3 scatena una cascata di eventi che trasforma l’ambiente tissutale:

  • Rilascio di citochine che orchestrano una risposta infiammatoria controllata,
  • Reclutamento delle cellule riparative
  • Shift nei macrofagi presenti nel tessuto che passano da un fenotipo pro-infiammatorio (M1) a uno anti-infiammatorio e riparativo (M2)8, creando un ambiente ottimale per la guarigione.

Uno dei fenomeni più affascinanti osservati è la cosiddetta transflammazione: una riprogrammazione epigenetica per cui i fibroblasti vengono convertiti in cellule endoteliali2, contribuendo alla rigenerazione vascolare. In altre parole, le onde d’urto inducono un “cambio d’identità” funzionale nelle cellule del tessuto danneggiato.

Fase 3 (biologica) – Angiogenesi e Vasculogenesi

L’ultima fase rappresenta la risposta rigenerativa vera e propria. Il processo inizia con il rilascio di VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor),

L’angiogenesi inizia con il rilascio di VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) dalla matrice extracellulare2, il fattore di crescita più importante per la formazione vascolare2. Il VEGF si lega al recettore VEGFR2 sulle cellule endoteliali, attivando la loro proliferazione, migrazione e sopravvivenza. Contestualmente, l’attivazione dell’enzima eNOS2 porta alla produzione di ossido nitrico (NO), un potente vasodilatatore che migliora la perfusione e amplifica la risposta angiogenica.

Oltre all’angiogenesi, le onde d’urto stimolano la vasculogenesi, ovvero la formazione di nuovi vasi sanguigni da cellule progenitrici7. Questo avviene attraverso il rilascio di SDF-1, una molecola che attira le cellule staminali, le quali migrano verso il sito trattato e si differenziano in cellule vascolari funzionali attraverso l’asse SDF-1/CXCR48.

Infine, l’azione delle onde d’urto può potenziare il comportamento delle cellule staminali, come? Attraendo cellule staminali iniettate verso i tessuti trattati in numero maggiore8 e aumentando il potenziale rigenerativo delle cellule staminali trattate9.

Le diverse terapie ad onde d’urto focali

Le onde d’urto focali trovano applicazione in diverse branche della medicina, grazie alla loro versatilità e alla capacità di agire su molteplici meccanismi biologici. Le principali applicazioni sono ESWT (anche Li-ESWT) ed ESWL.

ESWT (Extracorporeal Shock Wave Therapy)

La ESWT è una metodica non invasiva che stimola i naturali processi di rigenerazione dei tessuti. È clinicamente efficace per numerose patologie sia in medicina umana che veterinaria:

Medicina umana:

  • Ortopedia: trattamento di tendinopatie croniche (es. epicondilite, fascite plantare, tendinopatia achillea), pseudoartrosi, ritardi di consolidazione delle fratture, calcificazioni2. Trovi qui l’articolo di approfondimento sulle onde d’urto focali in ortopedia.
  • Dermatologia: utilizzata per ulcere cutanee e ferite difficili da guarire2. Trovi qui l’articolo di approfondimento sulle onde d’urto focali in ortopedia.
  • Andrologia: per alcune condizioni specifiche come Induration Penis Plastica (IPP), disfunzione erettile (DE) e prostatite batterica2. Trovi qui l’articolo di approfondimento sulle onde d’urto focali in ortopedia.
  • Estetica: nel trattamento della cellulite, rughe e cicatrici2. Trovi qui l’articolo di approfondimento sulle onde d’urto focali in ortopedia.
  • Cardiologia: stimolazione del tessuto miocardico.
  • Neurologia: stimolazione sul tessuto nervoso.

Medicina veterinaria:

In ambito veterinario, le onde d’urto focali sono da sempre oggetto di grande successo nel trattamento dei cavalli, specialmente quelli sportivi, mentre oggi trovano nuove applicazioni nei piccoli animali da compagnia, cani e gatti, grazie allo sviluppo tecnologico che ha permesso incrementare la tollerabilità e quindi senza ricorrere a sedazione.

Essendo il meccanismo di azioni biologico di base il medesimo risultante in medicina umana, le discipline di applicazione sono pressoché le medesime:

  • Ortopedia: displasia, osteoartrite, capsulite, tendinopatie, TPLO, pseudoartrosi, periostiti, fratture da stress, dolore toracolombare.
  • Dermatologia: ferite distali, ferite difficili, ulcere, ustioni.

Trovi qui gli articoli di approfondimento sulla terapia ad onde d’urto focali per cavalli e piccoli animali.

Li-ESWT (Low Intensity ESWT)

La Li-ESWT rappresenta un’evoluzione della terapia tradizionale con onde d’urto, sviluppata per rispondere alla necessità di trattamenti più delicati e meno invasivi. Questa modalità è nata dall’osservazione che intensità energetiche più basse possono comunque innescare processi rigenerativi significativi, riducendo al contempo il rischio di effetti collaterali e il dolore durante il trattamento10.
La principale differenza rispetto all’ESWT tradizionale risiede nei parametri energetici utilizzati: mentre l’ESWT classica impiega intensità superiori a 0,28 mJ/mm², la Li-ESWT opera con intensità comprese tra 0,09-0,25 mJ/mm² 11. Questa riduzione dell’intensità energetica permette di mantenere l’efficacia terapeutica sui meccanismi di meccanotrasduzione e angiogenesi, minimizzando il dolore procedurale. Trova particolare indicazione nel trattamento della disfunzione erettile, dove ha dimostrato efficacia nel migliorare la funzione endoteliale e la neovascolarizzazione12, e nelle applicazioni estetiche per il ringiovanimento cutaneo13.

ESWL (Extracorporeal Shock Wave Lithotripsy)

La ESWL è una tecnica non invasiva che utilizza onde d’urto focali per frammentare i calcoli. È la prima applicazione delle onde d’urto in medicina e viene impiegata per la litotrissia dei calcoli renali, ureterali o vescicali14. Le onde d’urto, focalizzate sul calcolo, lo frantumano in piccoli frammenti che possono essere eliminati naturalmente attraverso le vie urinarie, evitando interventi chirurgici invasivi4.

Trovi qui l’articolo di approfondimento sul trattamento ESWL.

In sintesi, le onde d’urto focali rappresentano una risorsa terapeutica potente e versatile, capace di innescare processi di guarigione e rigenerazione tissutale attraverso meccanismi complessi e ben studiati, offrendo soluzioni efficaci per un’ampia gamma di patologie.

Bibliografia

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  3. Ogden, J.A. et al. Principles of shock wave therapy. Clinical Orthopaedics and Related Research 387, 8-17 (2001).
  4. Cleveland, R.O. & McAteer, J.A. The physics of shock wave lithotripsy. Smith’s Textbook of Endourology 1, 317-332 (2007).
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  10. Vardi, Y. et al. Can low-intensity extracorporeal shockwave therapy improve erectile function? A 6-month follow-up pilot study in patients with organic erectile dysfunction. Eur Urol 58, 243-248 (2010).
  11. Yee, C.H. et al. Extracorporeal shockwave therapy in the treatment of erectile dysfunction: a systematic review and meta-analysis. BJU Int 114, 563-571 (2014).
  12. Sokolakis, I. et al. The basic science behind low-intensity extracorporeal shockwave therapy for erectile dysfunction: a systematic scoping review of pre-clinical studies. J Sex Med 16, 168-194 (2019).
  13. Fojecki, G.L. et al. Low-intensity extracorporeal shockwave therapy improves erectile dysfunction – a systematic review and meta-analysis. J Sex Med 14, 27-35 (2017).
  14. Chaussy, C. et al. First clinical experience with extracorporeally induced destruction of kidney stones by shock waves. J Urol 127, 417-420 (1982).

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